Un Doblò per Totò

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12 aprile, 2013

Diritti dei disabili: caro ministro Grilli, è normale che l’auto blu della Finanza ci rubi il posto?

Egregio Ministro Dell’Economia e Finanza Dott. Vittorio Grilli.

Sono il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa – Vicenza

Le scrivo per esprimerle la mia indignazione in quanto, un finanziere munito di auto blu, lunedì 8 Aprile 2013, ha sostato per circa un’ ora in un parcheggio per disabili presso il centro commerciale ‘Da Vinci’ a Fiumicino (Roma) non avendone diritto, in quanto non munito del contrassegno per disabili che permette di poter sostare in tali aree di sosta. Tale permesso come saprà viene rilasciato su richiesta dalla Polizia Municipale dimostrando con l’apposita documentazione medica la propria invalidità temporanea o permanente, e come dimostrato dal video la persona che guida non dimostra di avere nessun tipo di handicap che lo autorizzi a poter sostare in tali spazi, non crede?

Le posso assicurare che avendo l’invalidità al 100% a causa di un handicap motorio mi trovo quotidianamente a scontrarmi con persone che parcheggiano nelle aree riservate ai disabili e questa cosa mi provoca parecchi disagi, con la persona che mi accompagna siamo costretti a trovare un nuovo punto di sosta il più delle volte lontano dal luogo dove vorremmo recarci causando non poche difficoltà.

Non credo sia corretto appropriarsi dei diritti degli altri senza averne diritto; ma ancor più grave se per farlo ci si avvale dell’auto di servizio pagata attraverso le tasse dai cittadini.

La invito cortesemente a compiere approfonditi accertamenti in merito e di sanzionare tale atteggiamento affinché non si ripeta più.

In attesa di una sua risposta scritta che sono certo non tarderà ad arrivare e che verrà pubblicata qui nel mio blog, la ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti,

Dott. Luca Faccio

P.S. Da evitare per cortesia risposta benevola.

Per segnalare la vostra storia scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it

Articolo tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lfaccio/

Il mio sito è www.lucafaccio.it e http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/LFaccio/

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04 settembre, 2012

E il nuovo contrassegno europeo finalmente arriva

Quattordici anni di attesa, per il recepimento di una Raccomandazione Europea, tra multe per i Cittadini italiani con disabilità all’estero e tante battaglie dentro e fuori al Parlamento. Ora però, con la pubblicazione del nuovo Decreto in Gazzetta Ufficiale, in vigore dal 15 settembre, tutti i Comuni dovranno finalmente sostituire il tagliando arancione con il nuovo contrassegno europeo

Nuovo contrassegno europeo

Un facsimile del nuovo contrassegno europeo, che dovrà sostituire in tutta Italia l’attuale tagliando arancione

Era il 4 giugno 1998, quando venne prodotta la Raccomandazione del Consiglio Europeo 98/376/CE, dedicata al contrassegno europeo di parcheggio per disabili, l’ormai celebre CUDE.
Quattordici anni
sono passati, tante multe sono arrivate a Cittadini italiani all’estero, e altrettante “battaglie” dentro e fuori il Parlamento sono state condotte. Le abbiamo seguite anno dopo anno – come si può ben vedere dall’elenco dei testi (nemmeno tutti), pubblicati su queste pagine – e in particolare quelle dell’Associazione Luca Coscioni e dei deputati radicali.

Finalmente, quasi increduli, nel giugno scorso avevamo potuto dare la notizia che il Consiglio dei Ministri aveva dato il via libera, per risolvere l’annosa questione del mancato adeguamento, da parte dell’Italia, al contrassegno europeo delle persone con disabilità. «Mancava solo la Gazzetta Ufficiale», avevamo scritto.
E così, quasi scaramanticamente, avevamo scelto di non riferire nemmeno della firma del relativo Decreto, avvenuta il 30 luglio, da parte del Presidente della Repubblica, preferendo consultare attentamente, giorno dopo giorno, ogni parte delle varie Gazzette Ufficiali.
Un altro mese di attesa e alla fine, il 31 agosto, è arrivata la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 203, del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR), 30 luglio 2012, n. 151, Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, concernente il regolamento di esecuzione e attuazione del Nuovo codice della strada, in materia di strutture, contrassegno e segnaletica per facilitare la mobilità delle persone invalide.

Quattordici anni, dunque, e ora ancora dodici giorni di attesa – una vera sciocchezza, al confronto – per far sì che il testo entri in vigore (dal 15 settembre, appunto).
Ma cosa dovrà succedere a partire da quella data? Che tutti i Comuni del nostro Paese – pur avendo ancora un tempo massimo di tre anni, per sostituire i contrassegni rilasciati secondo il vecchio modello (il ben noto “tagliando arancione”) – d’ora in poi dovranno rilasciare i nuovi permessi secondo il modello europeo (il nuovo “tagliando azzurro” CUDE). Non solo: gli stessi titolari dei permessi in corso di validità avranno diritto infatti a chiederne subito la sostituzione, nel caso intendano recarsi in un Paese dell’Unione Europea. (S.B.)

3 settembre 2012

Articolo tratto da: www.superando.it

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03 maggio, 2010

Immunità per le auto blu: La proposta è passata

 

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Secondo un emendamento agli autisti delle auto del Palazzo non si possono sottrarre i punti dalla patente per nessun tipo di infrazione

E' ufficiale: l'emendamento choc in discussione in questi giorni in Parlamento, quello del senatore Cosimo Gallo (Pdl) che ha proposto l'esenzione dal ritiro dei punti della patente per gli autisti di auto blu, è stato approvato noostamte il fatto si tratti si una vera e propria immunità a qualsiasi tipo di infrazione e le tante polemiche scatenate.
"Sull'emendamento che istituisce una patente speciale per chi guida le auto blu - spiega infatti ul capogruppo del PD in Commissione Lavori Pubblici del Senato, Marco Filippi - ci siamo battuti in Commissione, ed abbiamo votato contro. Ma siamo riusciti solo ad ottenere che la norma sia soggetta ad un preciso regolamento del Ministro dei Trasporti."
La proposta stupisce per due motivi: il primo è legato al fatto che va in senso opposto a tutti i tentativi di rendere più sicure le nostre strade (con relativi aumenti di sanzioni per tutti), il secondo perché arriva proprio nel momento in cui si discute sulla necessità di eliminare le auto blu. Non si è infatti ancora placata la polemica sulle troppe vetture di servizio visto che nel 2009 il parco vetture della pubblica amministrazione è cresciuto del 3,1% passando da 607.918 a 626.760 unità. E solo tre anni fa erano 574 mila. Un numero di mezzi che ci spiazza sempre più rispetto al resto del mondo dove l' Italia batte gli Usa (ma anche Francia, Inghilterra e Germania) dieci a zero nel rapporto di macchine del Palazzo. Un rapporto incredibilmente alto perché, a fronte delle nostre oltre 600 mila auto blu, ce ne sono 72.000 negli Usa, 61 mila in Francia, 55 mila nel Regno Unito e 54.000 mila in Germania, fino ad arrivare alle 22 mila del Portogallo, fanalino di coda nella top ten delle auto di rappresentanza, che ogni anno vede l' Italia in testa.

Ma non è solo una questione di rapporto: più di 600 mila auto blu sono un numero impressionante anche in assoluto visto che corrispondono alla metà dei mezzi che circolano a Milano e a un numero di veicoli che potrebbero coprire tutte le corsie, nord e sud, della Roma-Milano.
In ogni caso il senatore Gallo difende il suo emendamento: "Ma che casta e casta!", spiega, "spesso è il politico a chiedere all'autista di accelerare, magari perché l'aereo è arrivato in ritardo e c'è un appuntamento importante. Non è giusto che la fretta del datore di lavoro ricada sull'autista". A lui ribatte il capogruppo in Commissione Lavori Pubblici del Senato, Marco Filippi: "La norma proposta dal PDL non è vero che tutela il lavoratore, è anzi un ulteriore incentivo per chi viaggia sulle auto blu a chiedere all'autista di violare il codice della strada. Già ora esistono delle norme per tutelare chi guida, per esempio facendo presente le motivazioni della violazione ed evitando così, solo se le motivazioni sono fondate, il taglio dei punti. Con la nuova norma non esisterà alcun freno a richieste improprie da parte dei politici e gli autisti sostanzialmente non potranno più rifiutarsi. Questa norma fa il paio con quella sull'aumento della velocità massima in autostrada, la filosofia che anima chi propone queste cose è che chi può corre, gli altri, i meno privilegiati, rispettano le norme e la sicurezza. Ma troppo spesso chi sulla strada non rispetta le norme di sicurezza fa danni più agli altri che a se stesso."

di VINCENZO BORGOMEO

(03 maggio 2010)

Articolo tratto da www.repubblica.it

ARTICOLO CORRELATO

"GENERAZIONE ATTIVA PARLA DEL CONTRASSEGNO EUROPEO PER DISABILI"

 

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07 aprile, 2010

“LA VITA COMUNQUE”

 

 

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Per scaricare l’articolo cliccare qui

Desidero ringraziare con tutto il cuore Alessandra Incoronato per la grinta con la quale continua a lottare per sostenere i diritti di tutte le persone disabili.

Dal 25 Maggio 2009 Alessandra sta facendo il semi- sciopero della fame per ottenere l’aumento delle pensioni di invalidità e l’assistenza per tutti i disabili .

Io sostengo Alessandra con tutte le mie forze anche se come lei ben sa non condivido molto che lei continui a fare il semi sciopero della fame perché così facendo rischia molto ma comunque le voglio bene e le starò vicino per continuare a ruggire insieme .

Voglio ringraziare tutta la redazione del “IL FATTO QUOTIDIANO “ per lo spazio che ha voluto dare alla storia e alla manifestazione di Alessandra Incoronato.

Un ringraziamento speciale a Furio Colombo e a Silvia D’Onghia per lo splendido scritto su Alessandra e sulla sua battaglia.

PER ACQUISTARE IL LIBRO”LA VITA COMUNQUE”

 

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15 gennaio, 2010

Disabili, attenzione al posteggio sulle strisce blu: la Cassazione ha rigettato il ricorso

 

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Automobilisti disabili, attenzione a dove parcheggiate. Non tutti i Comuni in Italia permettono il posteggio gratuito sulle strisce blu alle persone con disabilità. Ne sa qualcosa l’automobilista disabile che ha posteggiato, previa esposizione dell’apposito contrassegno, sulle strisce blu in una città italiana, senza pagare la tariffa oraria, e per questo si è visto affibbiare una multa. Il disabile ha presentato ricorso, ma la Corte suprema di Cassazione lo ha rigettato con una propria sentenza, nonostante il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avesse nel 2006 espresso il proprio favore alla gratuità del parcheggio da parte dei disabili qualora trovassero occupati gli stalli “gialli” riservati. La  sentenza della Cassazione potrebbe aprire nuovi problemi, poiché alcuni Comuni potrebbero essere tentati di proibire la sosta sulle strisce blu ai disabili. Proprio su questo argomento l’Anglat, l’Associazione nazionale guida legislazioni handicappati, ha sottoposto la questione all’Anci, Associazione nazionale Comuni italiani, per sensibilizzare le amministrazioni comunali sull’opportunità di prevedere, nell’ambito della propria autonomia, la gratuità dei parcheggi per i titolari di contrassegno speciale. Ma, come dimostra il fatto accaduto alla persona disabile di cui si è sopra parlato, questo non accade in tutti i Comuni italiani. Ne consegue l’appello alle persone disabili bellunesi di fare attenzione quando si spostano in una città italiana e devono parcheggiare la propria auto. Il consiglio è di chiedere preventivamente al personale della Polizia Locale o agli addetti alla gestione dei parcheggi le modalità di posteggio per i disabili, in particolare se sia o meno permesso lasciare l’auto in sosta gratuita sulle strisce blu. Evitando, così, spiacevoli contravvenzioni. L’Anglat sta anche provvedendo, attraverso le proprie sedi provinciali, ad un monitoraggio sulle misure adottate dai singoli Comuni italiani.

15/1/2010

Articolo tratto da www.bellunopress.it

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05 gennaio, 2010

I vigili rubano il posto a una disabile

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LA DENUNCIA DI UNA DIPENDENTE DEL COMUNE: «PROVATE VOI A STARE SU UNA CARROZZELLA»

Il caso a Manduria, nel Tarantino. L'auto parcheggiata sulle strisce gialle. «Le ho ottenute dopo cinque anni»

TARANTO - Da tutti se l’aspettava di vedersi occupato il posto riservato ai disabili come lei. Ma non dai vigili urbani. «Invece sono proprio loro, ogni mattina, che parcheggiano con l’auto di servizio nel rettangolo con le strisce gialle e il contrassegno dei portatori di handicap». La denuncia è di Gabriella Lazzaris, una quarantaduenne dipendente del comune di Manduria costretta da cinque anni a vivere in carrozzella per gli esiti di un incidente stradale. L’impiegata che ogni giorno deve superare le solite barriere architettoniche per recarsi sul proprio posto di lavoro, ha sopportato sino a ieri l’ennesima offesa alla sua disabilità. Ad occupargli l’unico posto auto che la sede comunale riserva a quelli nelle sue condizioni, non è il solito «furbetto» che utilizza il tagliando arancione di un parente per non pagare la sosta nelle strisce blu. Questa volta ad infrangere le regole, sostando in una zona di divieto, è addirittura il furgone della polizia municipale.

Documento fotografico alla mano, la signora non si lascia intimorire e denuncia pubblicamente l’abuso. «Mi chiedo - dice - se i vigili hanno il dovere di multare chi parcheggia in sosta vietata, allora a chi tocca elevare la multa quando sono loro a commettere la violazione?». Una domanda sacrosanta che dovrebbe trovare risposta in chi dirige il corpo di polizia della città di Manduria che di spazi riservati ai propri automezzi ne ha a sufficienza. «Basta spostarsi dall’altra parte del municipio, ma loro non vogliono fare due passi a piedi così costringono me a sforzi che nemmeno si immaginano», insiste la signora in carrozzina che se la prende soprattutto perché quel posto se l’è sudato eccome. «Dopo cinque anni di estenuanti richieste - racconta Gabriella -, finalmente tre settimane fa sono riuscita a far tracciare le strisce gialle con lo stemma della sedia a rotelle nel parcheggio interno dove lavoro. Il minimo che potevano fare - dice -, due strisce per uno spazio stretto che non è nemmeno a norma; ed ora, cosa scopro? - insiste la signora - che sono proprio loro ad appropriarsene. Ma dov’è la logica, dove la giustizia?».

La combattiva dipendente dell’ufficio cultura del comune di Manduria che vive separata dal marito con due figlie ancora minorenni, si è già fatta promotrice di una proposta provocatoria, non accolta da nessuno, rivolta a tutti i suoi colleghi. «Ho chiesto loro di trascorrere un’intera giornata lavorativa stando su una carrozzella come la mia: un solo giorno e capirebbero una piccolissima parte di quello che si può provare lavorando in queste condizioni». Perché la mancanza del posto auto è solo uno degli impedimenti architettonici che la disturbano. Il tragitto che deve percorrere per entrare nel suo ufficio non è adatto a chi si sposta su ruote perchè il pavimento è lastricato con chianche sconnesse di pietra usurata dal tempo; la porta della sua stanza è di quelle normali che si chiudono e aprono dall’interno per cui ogni volta ci deve essere un collega ad alzare il saliscendi e spalancare completamente l’uscio. Ma il colmo sono i servizi igienici: assenti. «Praticamente non ho un bagno perché quello chimico che hanno messo fuori esposto al pubblico, non è praticabile per una in carrozzella per cui qualcuno ha avuto il pudore di mettere il cartello con la scritta "guasto"». E quando capita di averne bisogno? «Devo trovare la disponibilità di un collega che mi accompagni a casa altrimenti vi lascio immaginare».

Nazareno Dinoi
05 gennaio 2010

articolo tratto da http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/

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21 luglio, 2009

È sempre un problema la questione dei contrassegni

(di Bruno Tescari*)

 

E recentemente è stata riportata alla ribalta da un'Interrogazione alla Camera - promossa dalla Lega Arcobaleno - alla quale ha risposto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Innanzitutto appare necessario abrogare quella norma contenuta nel Codice della Privacy che sostanzialmente "blocca" la situazione. Quando questo sarà avvenuto, secondo la Lega Arcobaleno sarà anche necessario che si possa predisporre un chip nei contrassegni, per consentirne la lettura uniforme all'ingresso delle Zone a Traffico Limitato, presenti in varie città

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Il contrassegno arancione in vigore in ItaliaCon l'iniziativa promossa dalla Lega Arcobaleno - federazione di associazioni impegnate sui problemi della disabilità e dell'handicap, costituita nel dicembre del 1998 e aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - torna prepotentemente alla ribalta una questione che già da anni il nostro sito segue con attenzione - come si potrà capire anche dall'elenco di testi presentati in calce - vale a dire quella della questione del contrassegno europeo per persone con disabilità, non accettato nel nostro Paese a causa delle norme sulla privacy.
Ben volentieri, dunque, cediamo la parola a Bruno Tescari, presidente della stessa Lega Arcobaleno, che ha elaborato sulla questione una Proposta di Legge e un'Interrogazione. Quest'ultima - come racconta Tescari nel suo resoconto - è arrivata poi alla Camera e ha avuto una risposta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli.

La Raccomandazione 98/376/CE del Consiglio Europeo del 4 giugno 1998, che ha istituito il contrassegno disabili, non è stata ancora recepita dalla Repubblica Italiana. Tale Raccomandazione uniforma il contrassegno disabili a livello dell'Unione Europea e garantisce loro la certezza dei diritti di cui al contrassegno medesimo in tutta l'Unione.
Il contrassegno italiano - com'è noto - si diversifica da quello europeo per il colore e le diciture; ma il grande problema è che ambedue recano sul davanti il pittogramma ONU dell'individuo in carrozzina, mentre nel nuovo Codice della Privacy del 2003 [Decreto Legislativo 196/03, N.d.R.], all'articolo 74, comma 1, è stabilito espressamente che è proibito riportare sul fronte del contrassegno il pittogramma o diciture da cui possa desumersi la qualità di disabile dell'intestatario.
Nell'Interrogazione parlamentare elaborata da Lega Arcobaleno e presentata alla camera dai deputati Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, Rita Bernardini e Marco Beltrandi, si è chiesto «quali iniziative di carattere normativo si intendano tempestivamente intraprendere che consentano, da una parte, l'adozione in Italia del contrassegno disabili previsto dalla Raccomandazione 98/376/CE del Consiglio del 4 giugno 1998 e, più in generale, di sanare l'attuale precarietà giuridica che grava sulla disciplina italiana dei permessi disabili», a partire dall'abrogazione del comma 1 dell'articolo 74 del citato Codice della Privacy.
A rispondere - nel modo seguente - è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero

Matteoli: «Come è noto, le disposizioni del Codice della Strada e del suo regolamento prevedono che alle persone invalide, previa visita medica che ne attesti le effettive condizioni, sia concesso il cosiddetto "contrassegno invalidi" o "tagliando arancione", il quale riporta sulla parte visibile il pittogramma dell'uomo in carrozzina, il numero di concessione, il nome dell'intestatario, il suo indirizzo e l'indicazione del Comune che ha rilasciato il contrassegno.
La normativa sopracitata risulta oggi in contraddizione con il disposto dell'articolo 74, comma 1, del Decreto Legislativo 196 del 30 giugno 2003 Codice in materia di protezione dei dati personali e con l'esposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione, per la sola visione del contrassegno, vanificando in tal modo quanto sopra espresso ed esponendo gli aventi diritto ad ulteriori difficoltà. Tale opinione è condivisa anche da alcune importanti associazioni di categoria che non ritengono lesiva della loro dignità l'esposizione del

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Il nuovo contrassegno europeocontrassegno attuale e che ben conoscono le difficoltà che i loro iscritti devono affrontare a causa di un contrassegno del tutto anonimo.
Per altro tale contrassegno non individua, con la sola esposizione, il titolare, ma il veicolo al suo servizio, tutelandone di fatto la privacy. Si aggiunga che sarebbe estremamente complicato predisporre un unico modello di contrassegno che contenga i soli dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione rilasciata, privo di simboli o diciture dai quali possa desumersi la speciale natura dell'autorizzazione e che sia riconosciuto all'istante da tutte le forze dell'ordine, senza che questo assuma, di fatto, il significato di "auto al servizio delle persone invalide", vanificando così l'intento del Legislatore, per non parlare della facilità con cui tali contrassegni potrebbero essere contraffatti o falsificati.
La questione è stata più volte sottoposta all'attenzione del Garante per la Protezione dei Dati Personali che, purtroppo, non sembra comprendere la difficoltà di adottare un contrassegno che, se realizzato come prescritto, creerebbe ulteriori difficoltà a categorie di persone già duramente provate. Per altro, proprio a seguito di quanto previsto dalla legge 196 del 2003, in Italia non è possibile adottare il contrassegno europeo Parking Card for Disabile People [in realtà "Parking Card for People with Disabilities, N.d.R.], valido nella Comunità europea ed emanato con raccomandazione del Consiglio del 4 giugno 1998, n. 98/376/CE, che permette a tutti i cittadini della Comunità di usufruire in ogni Paese dell'Unione Europea delle facilitazioni ivi previste. La citata raccomandazione del Consiglio ha suggerito agli Stati Membri di adottare, e poi riconoscere, un contrassegno unico per il parcheggio e la circolazione dei disabili, dando indicazioni sul colore del tagliando e sui dati da riportare nella parte visibile dello stesso. Pochi Paesi hanno accolto tale indicazione, fra questi la Spagna e l'Austria, mentre l'Italia, come già detto, non ha ancora adeguato la propria normativa per le ragioni di cui sopra.
La situazione attuale necessita, quindi, di un chiarimento nell'interesse della categoria delle persone diversamente abili nel senso auspicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che più volte ha proposto nelle sedi competenti una modifica al richiamato articolo 74, comma 1 del Decreto Legislativo 196 del 2003, che preveda la soppressione della parte del comma che vieta "l'apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione per effetto, della sola visione del contrassegno", fermi restando i vincoli di tutela dei dati personali. Senza tale modifica preliminare, non è possibile uniformare la normativa nazionale ai criteri contenuti nella Raccomandazione 98/376/CE e garantire, di conseguenza, ai soggetti disabili il diritto di circolare liberamente nel territorio dei Paesi dell'Unione europea, così come stabilito dall'articolo 18 del Trattato che istituisce la Comunità Europea.
Da ultimo si fa sapere che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è attivato in tal senso presso la IX Commissione della Camera dei Deputati e tale disposizione è stata inserita come articolo 38 dell'A.C [Atto della Camera, N.d.R.] 44 e abbinati recanti "Disposizioni in materia di sicurezza stradale", trasferito in sede legislativa presso la IX Commissione Trasporti della Camera [grassetti nostri, N.d.R.]».
La Lega Arcobaleno ha successivamente proposto che nel Disegno di Legge di ratifica del Contrassegno Europeo - che si avrà dopo che la IX Commissione della Camera avrà abrogato il comma 1 dell'articolo 74 del Codice della Privacy - sia chiarito che i dati indicati dall'Europa sono "quelli minimi", ma non necessariamente i soli. Non facendo questo, infatti, non sarà possibile inserire nel Contrassegno un chip - assente nel Contrassegno europeo - capace di essere letto da tutti i modelli di controllo delle Zone a Traffico Limitato (ZTL) esistenti in Italia.
E quindi dovrà essere inserito il comma «1.2. Il rilascio del Contrassegno può essere accompagnato dal rilascio o dall'inserimento in esso di un congegno atto a segnalare l'ingresso nella ZTL del veicolo indicato con il numero del Contrassegno stesso debitamente esposto». In tal modo si potrà appunto inserire un chip nel contrassegno, che consenta ai diversi modelli di strumentazione di lettura oggi esistenti nelle città ove vige la ZTL, di unificare il modello di lettura di un solo database valido in tutte le città per viaggiare e sostare entro le stesse.
*Presidente di Lega Arcobaleno.

Il testo integrale della citata Interrogazione alla Camera e della risposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è disponibile cliccando qui.
Per quanto riguarda la questione dei contrassegni e la non conformità di quelli italiani ai pass europei, Superando.it, grazie anche alla collaborazione del blogger Luca Faccio, ha già pubblicato i seguenti testi:
- Ancora in conflitto la privacy e la libertà di muoversi, disponibile cliccando qui.
- E all'estero i disabili continuano a rischiare la multa!, disponibile cliccando qui.
- Deve risolverla il Governo Italiano la questione dei contrassegni!, disponibile cliccando qui.
- Contrassegno europeo: si rischia di ripartire da capo, disponibile cliccando qui
- Nuovi contrassegni: alcune città stanno provvedendo, disponibile cliccando qui.
- Contrassegni e ZTL: due iniziative a Verona a favore della mobilità, disponibile cliccando qui.
Il blog di Luca Faccio, ove si possono trovare altri testi sulla materia, è all'indirizzo www.lucafaccio.it.

 

(lunedì 20 luglio 2009

Articolo tratto da www.superando.it

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09 giugno, 2009

Libera circolazione. L'Europa chiede, l'Italia ignora: il caso "contrassegno unico"

 

 

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Una raccomandazione europea del 1998 chiede agli Stati membri di introdurre il contrassegno europeo di sosta e circolazione per le persone disabili. Per la legge italiana però viola la privacy. E a distanza di oltre un decennio il modello europeo continua a restare ai box

 

ROMA - L'Europa chiede, l'Italia ignora. Da almeno dieci anni. Questione di privacy. La Parking Card for disable people, cioè il contrassegno disabili valido in tutta Europa per la sosta e la circolazione riservata, non è mai sbarcato in Italia: è contenuto in una raccomandazione dell'Unione europea (la n. 98/376/CE) del 4 giugno 1998, che suggerisce da oltre un decennio agli Stati membri di adottare un modello comunitario uniforme di contrassegno per persone con disabilità e di fornire all'atto del rilascio, o su richiesta, un prospetto delle condizioni di utilizzo agli interessati. Trattandosi, tuttavia, di una "raccomandazione", non quindi di una "direttiva", gli Stati membri non hanno mai avuto l'obbligo di recepirla ed applicarla. E l'Italia è tra i Paesi che non hanno ancora formalmente raccolto questa indicazione.

Accade dunque che, quando un cittadino con disabilità si reca in un altro paese europeo, possano insorgere problemi con le locali autorità che si occupano del rispetto del codice della strada. E' infatti consuetudine che il contrassegno italiano - che non ha le caratteristiche stabilite dalla raccomandazione europea - sia riconosciuto anche negli altri paesi dell'Unione Europea, e dunque che con il contrassegno rilasciato dal Comune di Roma, piuttosto che di Milano, Napoli o Torino, una persona disabile italiana possa ad esempio parcheggiare la propria automobile nelle aree destinate alle persone con disabilità di Parigi, Barcellona o Madrid: è però, appunto, solo una consuetudine, non una norma, e dunque, in definitiva, è tutto lasciato al buon cuore delle forze di polizia municipale dei paesi europei. 

In Italia il mancato recepimento della direttiva è dovuto alla necessità di tutela dei dati sensibili, secondo quanto stabilito dalla legge sulla protezione dei dati personali (la legge sulla privacy, 196/03), che all'art.74 comma 1, vieta l'esposizione di "simboli o diciture dai quali è possibile desumere la speciale natura dell'autorizzazione per la sola visione del contrassegno". In sostanza: giacché la Parking Card for disable people, prevista dall'Unione europea in un formato uniforme per tutti gli stati membri, contiene la famosa "sedia a ruote stilizzata" e il nominativo della persona disabile con relativa foto, non viene garantita la privacy di chi ottiene o usufruisce del contrassegno. Mettendo in evidenza il logo della disabilità, la foto e i relativi dati anagrafici si viola infatti la legge italiana sul trattamento e la tutela della privacy: da qui il mancato recepimento nel nostro ordinamento della raccomandazione europea. I comuni italiani, ai quali spetta il rilascio del contrassegno, per ovviare a tale divieto di legge hanno da tempo adottato la pratica del numero di concessione: sul documento non viene posto alcun nome e alcuna foto, ma un semplice numero progressivo, al quale nei verbali del Comune (e solo in quelli) corrisponde un nome e un cognome e una tipologia di disabilità. . "I Comuni - dicono dall'Anglat (Associazione nazionale guida Legislazioni andicappati Trasporti) - non possono applicare la normativa europea, giacché quest'ultima non è stata recepita neanche dall'attuale Parlamento. Si procede con il numero di concessione, ma il modello europeo è in aperto contrasto con la normativa a garanzia dei dati personali". Finchè rimarrà in vigore la legge sulla privacy, è evidente che non sarà possibile recepire la raccomandazione europea: nel gennaio 2008 l'allora sottosegretario ai Trasporti, Andrea Annunziata, rispondendo ad un'interrogazione del deputato leghista Paolo Grimoldi, sottolineava come "non risulta che il Garante per la protezione dei dati personali, pur interessato della materia, abbia intrapreso iniziative, mentre misure sono allo studio del ministro dei Trasporti". Misure che, a distanza di quasi un anno e mezzo, sembrano essersi arenate. Il contrassegno europeo, se mai ci riuscirà, attenderà ancora a lungo prima di sbarcare in Italia.

(9 giugno 2009)

Articolo tratto da www.superabile.it

ARTICOLO CORRELATO

Europa e contrassegno per disabili, l'Italia è indietro. Una lettera al ministro

Articolo tratto da www.superabile.it

 

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02 marzo, 2009

LETTERA AL COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE DI BASSANO

Gentilissimo Comandante Dott. Maurizio Zuliani

Sono il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI)
Le scrivo dopo aver appreso la notizia che nel Comune di Bassano ci sarà una pioggia di multe per il 2009, in merito a questo le chiedo di effettuare maggiori controlli presso i parcheggi presenti in città riservati alle persone disabili visto che molto spesso vengono occupati da persone a dir poco con scarso senso civico. Questo mio invito nasce da un'esperienza diretta visto che quando chi mi accompagna deve sempre cercare un parcheggio per disabili che solitamente non è mai libero . Tengo a precisare che avendo l’invalidità al 100% ho diritto ad avere il contrassegno che mi autorizza a sostare nelle aree apposite.
Le suggerisco inoltre di controllare i parcheggi per disabili adiacenti alla multi sala Metropolis Cinemas e all’esterno dei supermercati e centri commerciali .
Spero che si riescano a raccogliere i soldi previsti ma soprattutto si possa far capire a chi abusa che tale atteggiamento è sbagliato.

Certo della Sua sensibilità la ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti
Dott. Luca Faccio
Una Sua eventuale risposta verrà pubblicata.


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29 gennaio, 2009

CONTRASSEGNO H, LE PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI PER MIGLIORARE LE REGOLE

Allo studio del ministero dei Trasporti le proposte delle associazioni dei disabili per migliorare le norme su parcheggi, zone a traffico limitato e strisce blu. L'Anida propone contrassegni di colore diverso per ogni tipo di disabilità, la Fish punta sulla distinzione fra disabili e anziani

ROMA - Contrassegni falsi, rilasci facili, parenti che non dichiarano la morte del disabile congiunto, soprusi, posti riservati occupati da normodotati, multe pazze per divieto di sosta. E' lunga la lista di problematiche che in ogni città accompagna la presenza dei contrassegni speciali che permettono alle persone con disabilità di godere del proprio diritto alla mobilità. Con le polemiche quasi all'ordine del giorno, a chiedersi cosa fare sono le stesse associazioni nazionali delle persone disabili, impegnate in queste settimane a confrontarsi con gli esperti del ministero dei Trasporti sui criteri di delega per la riforma del Codice della strada. Fra le stesse associazioni di disabili le idee sono le più differenti, e se l'Anida di Napoli propone tre tipologie di contrassegno in relazione al tipo di disabilità, con regole e obblighi diversi, la Fish preferisce richiamare l'attenzione sulla omogeneizzazione della materia, sulla ratifica del contrassegno europeo e sulla revisione dei criteri di sosta.
La mobilità riveste un carattere fondamentale nel percorso di autonomia e di integrazione della persona disabile e la stessa automobile viene, dalla giurisprudenza, considerata un vero e proprio ausilio alla mobilità. Le associazioni riconoscono nel mezzo privato la "chance" per molti disabili di vivere una vita come gli altri: lavoro, famiglia, amici, viaggi. E per vedersi riconosciuto il diritto alla circolazione e alla sosta con apposito Contrassegno H sono sufficienti una certificazione medica da parte dell'autorità sanitaria competente e la compilazione di un modulo presso gli sportelli del Comune di appartenenza. Al di là della semplicità dell'iter, le associazioni delle persone con disabilità sottolineano però in modo corale la difficoltà concreta, per una persona con disabilità, di far valere il proprio diritto alla mobilità, dal parcheggio alla sosta, fino all'accesso nelle Ztl e alla tipologia di disabilità. Problemi affrontati recentemente nel corso di una riunione tenutasi nella sede del ministero dei Trasporti e alla quale hanno partecipato anche Fish, Anida, Anglat, Aspas, Assogomma, Assosegnaletica, Ania, Unasca, Confindustria.
Nello specifico, l'Anida (Associazione nazionale italiana diversamente abili) propone contrassegni di colore diverso, uno per ogni tipologia di disabilità. Ognuno contraddistinto da diritti diversi e accertabile attraverso un differente tipo di controllo. Giallo, rosso e bianco per il disabile grave che guida, per quello grave che non guida e per quello non grave. Nel dettaglio: colore giallo "per il diversamente abile con seri e gravi problemi di carattere motorio che guida la propria autovettura": ha il diritto di parcheggiare ovunque e il più vicino possibile, di circolare nelle Ztl, ma l'auto non può essere guidata da nessun altro. Colore rosso "per il disabile con seri e gravi problemi di carattere motorio che non guida la propria vettura": parcheggia il più vicino possibile e anche gratis sulle strisce blu, può circolare nelle Ztl, ma l'auto deve avere a bordo almeno due persone (il disabile grave e chi lo porta). Infine, colore bianco "per il disabile che non ha seri e gravi problemi di carattere motorio e che non necessita di accompagnatore": parcheggia gratuitamente sulle strisce blu e, se non lo fa, è passibile di ammenda. Cioè non può parcheggiare altrove o occupare i parcheggi riservati ai gialli e ai rossi.
Meno colorata, ma non per questo senza sostanza, la proposta della Fish che, da oltre un decennio, non solo chiede ai diversi governi italiani la ratifica del contrassegno H europeo per permettere la libera circolazione in tutta Europa e l'omogeneità di trattamento anche per i turisti disabili che arrivano in Italia, ma anche l'accesso nazionalizzato a tutte le Ztl (zone a traffico limitato) cittadine d'Italia. A ciò si aggiunga che, per evitare interventi uguali su tipologie di handicap differenti, anche la Fish propone una differenziazione nella definizione di disabile. Anzi, fa di più. Richiama la differenza, già espressa negli articoli 14 e 15 della legge 328/00 e definita dal presidente dell'associazione Pietro Barbieri "un unicum", tra disabili e anziani. "Se questa differenziazione - spiega Barbieri - venisse applicata a tutte le normative relative agli invalidi civili, si faciliterebbe la vita dei disabili". Un disabile che va a scuola o al lavoro, che ha una famiglia, che guida un auto non può essere equiparato al normodotato che, anziano, diventa non autosufficiente e dunque invalido civile, con gli stessi diritti di chi la vita la deve ancora vivere benché disabile. Una persona con disabilità, "e la 328 lo dice chiaramente" - sostiene Barbieri, ha il diritto di potersi organizzare la vita e gode di una prospettiva di vita lunga; l'anziano invece non deve fare vita lavorativa o produttiva, non necessita del parcheggio sotto casa, non deve avere fretta. Spesso neanche la usa la macchina e anche il controllo, di concerto con le anagrafi, potrebbe essere facilitato con gli estratti di morte.

(Erica Battaglia)
(28 gennaio 2009)

NAPOLI, L'ANIDA CONTINUA LA PROTESTA PER LE RIASSEGNAZIONI DEL CONTRASSEGNO H


Articolo tratto da: www.superabile.it
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19 aprile, 2008

RISPOSTA DEL GARANTE PER LA PRIVACY IN MERITO AL CONTRASSEGNO EUROPEO PER DISABILI

Pubblico di seguito la risposta del Garante per la Privacy Dott. Francesco Pizzetti alla mia lettera del 26 Giugno 2007 dove spiegavo l’importanza di adottare il contrassegno europeo per disabili che premetterebbe di muoversi liberamente per tutta Europa .
Il contrassegno (arancione) attualmente in vigore ha solo validità nazionale ciò implica che se una persona che possiede il contrassegno compie un viaggio in un paese europeo diverso dall’Italia rischia la contravvenzione perché il nostro tagliando non è a norma con la “Raccomandazione nr. 98/376/CE dove si invita il nostro paese fin dal 1998 ad adottare il tagliando a norma.
L’Italia non può recepire tale permesso per un incongruenza di carattere legislativo legato alla legge sulla Privacy con particolare riferimento all’art. 74 comma 1 che impedisce l’esposizione dei dati personali o di simboli che identifichino una condizione fisica particolare (simbolo sedia a rotelle che per me deve essere presente ).
Alcuni comuni Italiani stanno togliendo il simbolo della sedia a rotelle per aderire alla legge sulla Privacy questo però crea parecchi disagi perché le autorità competenti al controllo non distinguono più la tipologia del tagliando e di conseguenza i possessori di tali cartellini ricevono delle contravvenzioni .
La cosa assurda è che il nostro codice della strada prevede l’esposizione del simbolo della sedia a rotelle (art. 381) e che anche la segnaletica stradale prevede il simbolo della sedia a rotelle (art 188).ma la legge sulla Privacy prevale rispetto al nostro codice della strada.
Con la collaborazione dell’Associazione a tutela dei consumatori Generazione Attiva sono riuscito ad ottenere la risposta da parte della C.E dove si dice che: perché in Italia si possa adottare il contrassegno europeo serve l’impegno del Governo Italiano affinché apporti la modifica dell’art 74 comma 1 in modo da permettere così l’adozione da parte dell’Italia del contrassegno europeo .
Chiedo a tutti i cittadini se vi è possibile per cortesia di segnalarmi se subite delle contravvenzioni legate al non riconoscimento del contrassegno (arancione) vi prego di avvertirmi con una lettera magari da poter pubblicare .


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N.B. Il comune di Pesaro ha nuovamente reintrodotto il simbolo della sedia a rotelle.

Il disegno di legge Nicolais non si sa se verrà tenuto in considerazione dal nuovo governo Berlusconi.
Lettera al direttore della rappresentanza in Italia della Comunità Europea
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09 aprile, 2008

LUCIANO MOGGI E IL CONTRASSEGNO PER I DISABILI

Ho deciso di scrivere al Signor Luciano Moggi dopo che Striscia la Notizia ha trasmesso il servizio sull’utilizzo improprio del contrassegno per disabili .

Gentilissimo Signor Luciano Moggi

Sono il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI)

Le scrivo per esprimerle il mio disappunto per l’utilizzo improprio del contrassegno per i disabili per sostare con l’auto in determinati spazi. Il rilascio di tale permesso si ottiene presentando agli uffici della polizia municipale del comune di residenza il certificato d’invalidità rilasciato da un’ apposita commissione medica che attesta la disabilità .
Dal servizio mandato in onda il giorno 8/4/2008 da “ Striscia la Notizia “ non si evidenzia nessuna disabilità di conseguenza non è giusto che lei usi il tagliando in questione.
Se l’utilizzare tale permesso voleva essere un modo per “sostenere “ le persone disabili le posso assicurare che ci sono mille altri modi per farlo, non crede?
Il tagliando permette a chi ne ha diritto di sostare vicino a banche, ospedali e uffici vari o dove siano presenti gli appositi spazi .
Le posso assicurare che avendo una disabilità di tipo motorio trovo molto spesso persone che occupano il posto per disabili anche se non hanno il contrassegno o altri che non hanno alcuna disabilità e magari espongono il tagliando di un loro parente defunto e io che invece ne ho diritto devo cercare un nuovo parcheggio che non sempre si trova o se si trova è distante rispetto al luogo di destinazione.
Essendo certo che lei ha compreso la gravità del suo gesto vorrei ricordarle che “sbagliare è umano ma perseverare è diabolico” perciò confido sul fatto che tale errore non si ripeta più da parte sua ed inoltre la invito essendo lei un personaggio pubblico a denunciare tali abusi e ad invitare lei stesso tutte le persone a non compiere mai errori simili.

Cordiali saluti

Dott.Luca Faccio

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27 febbraio, 2008

GENERAZIONE ATTIVA PARLA DEL CONTRASSEGNO EUROPEO PER DISABILI

Andrea D'Ambra, presidente dell'Associazione nazionale in difesa dei consumatori GENERAZIONE ATTIVA, ha raccolto la mia denuncia riguardante la problematica del contrassegno europeo per disabili ed ha scritto alla Comunità Europea a Bruxelles chiedendo chiarificazioni in merito.
Sinteticamente, la Comunità Europea ha risposto che la raccomandazione europea nr. 98/376/CE è un invito, e non una direttiva, rivolto agli stati membri della CE. Fermo restando che i disabili che si recano all'estero sono passibili di contravvenzione, la soluzione del problema spetta al Governo italiano.
Ho deciso pertanto di creare una campagna informativa utilizzando i mezzi d'informazione affinchè l'opinione pubblica venga a conoscenza di tale situazione.
Inoltre, chiedo la vostra collaborazione per segnalarmi se nel vostro Comune è stato abolito il simbolo della sedia a rotelle presente sul permesso di parcheggio rilasciato dallo stesso Comune.
Vi segnalo che ho intenzione di monitorare, per iniziare la regione Veneto e poi tutte le altre d'italia, per capire quali Comuni hanno abolito tale simbolo. Desidero porgere un particolare ringraziamento al presidente di GENERAZIONE ATTIVA Andrea D'Ambra per la collaborazione e la sensibilità dimostrata.

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17 febbraio, 2008

STRISCIA PARLA DEI CONTRASSEGNI PER DISABILI

Foto tratta da: www.striscialanotizia.it

Sono molto felice che Striscia la Notizia abbia trattato il problema legato al contrassegno per disabili e alla non conformità con quello indicato dalla Comunità Europea .
La legge sulla Privacy ( art 74 comma 1) impedisce l’esposizione dei dati personali o di qualsiasi simbolo che identifichi la natura del permesso questo comporta non pochi disagi per le autorità addette ai controlli perché se nel caso specifico si toglie il simbolo della sedia a rotelle i controlli diventano difficili.
Ringrazio Cristan Cocco i suoi collaboratori e Striscia la Notizia per la sensibilità e la precisione nel trattare questo tema.

Vi invito a segnalarmi ulteriori disagi in modo che anch’io possa far pressione per risolvere questo problema.

Il servizio è andato in onda il 16/02/2008

GUARDA IL SERVIZIO

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31 gennaio, 2008

LETTERA AL DIRETTORE DELLA RAPPRESENTANZA IN ITALIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Gentile Dott. Pier Virgilio Dastoli, sono il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI), sono laureato in Scienze dell'Educazione e dal 2005 attraverso il mio blog www.lucafaccio.it mi sto occupando della problematica legata al mancato recepimento della raccomandazione europea nr. 98/376/CE inerente il contrassegno europeo per disabili.
Il mancato adeguamento è legato, come lei ben saprà, ad una problematica di carattere legislativo riguardante la legge sua Privacy e in particolare l'art.74 comma 1 che impedisce l'esposizione di dati sensibili riguardanti la persona ed eventuali simboli che indentifichino la specificità del permesso.
L'eliminazione del simbolo, crea non poche difficoltà in quanto le autorità competenti non riescono a distinguere la natura di tale tagliando. Per cercare di risolvere tale incongruenza legislativa ho inviato in data 26 Giugno 2007 una lettera al Garante per la Privacy Prof. Francesco Pizzetti, in cui ho illustrato la problematica ma purtroppo non ho ancora ricevuto risposta. Premesso ciò, le chiedo se può spiegarmi il motivo per cui la raccomandazione europea non ha maggior valenza rispetto alla legge sulla privacy.
Nel disegno di legge Nicolais nr. 1859, è stato inserito l'art. 20 in cui si chiede di modificare l'art. 74 comma 1 al fine di evitare conflittualità nell'esposizione di dati personali.
In seguito alla caduta del Governo Prodi, questo disegno di legge non è stato approvato ma le persone disabili, nel caso in cui si trovino all'estero esponendo il contrassegno vigente in Italia, sono passibili di contravvenzione. Ritengo che ciò non sia corretto, in quanto la multa non è responsabilità del cittadino. Le chiedi infine: in che modo si può risolvere tale questione?
La ringrazio anticipatamente e le comunico che la sua risposta sarà pubblicata sul blog.

Cordiali saluti. Dott. Luca Faccio

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05 novembre, 2007

DDL NICOLAIS UNA SPERANZA PER IL CONTRASSEGNO EUROPEO

Sono molto felice di annunciare che ci sono buone probabilità che dopo vari tentativi andati a vuoto che questa volta il contrassegno europeo venga finalmente accolto anche nel nostro paese .
Il DDL (disegno di legge ) Nicolais n°1859 attualmente in attesa di essere approvato dal Senato.
Come ricorderete il contrassegno europeo non può essere introdotto in Italia per questioni legislative legate alla Privacy nel senso che il simbolo della sedia a rotelle dichiara che una determinata vettura trasporta o viene guidata da un disabile e questo per alcune persone e associazione viene ritenuto lesivo per la Privacy.
Per me il simbolo della carrozzina deve rimanere perché ora è molto più importante garantire che se un cittadino si reca all’estero munito di contrassegno non rischi di venir multato perché il contrassegno rilasciato dal nostro paese non viene riconosciuto all’estero o mi sbaglio?.
Ritengo che il logo della sedia a rotelle abbia un impatto immediato e venga subito codificato dalle persone, cambiarlo per me creerebbe solo caos .
Le nostre energie non dobbiamo focalizzarle per trovare un nuovo simbolo ma piuttosto lottare affinché gli spazi riservati vengano utilizzati solo da chi ne ha diritto .
Il contrassegno europeo può essere approvato solo se viene approvato anche l’articolo 20 del DDL Nicolais così facendo l’attuale articolo 74 comma 1 della legge sulla Privacy verrà modificato.
Vi invito a segnalarmi eventuali disagi legati al contrassegno ed inoltre di conservare tutte le ricevute nel caso doveste subire eventuali contravvenzioni legate al non riconoscimento del nostro attuale contrassegno per uneventuale richiesta di rimborso.
Se volete discutere sulla questione legata al simbolo potete farlo attraverso il forum presente sul blog ovviamente potete proporre anche altri argomenti di discussione basta solo registrarsi.

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L’ITALIA NON PUO’ ANCORA ADOTTARE IL CONTASSEGNO EUROPEO

LETTERA AL GARANTE PER LA PRIVACY

23 ottobre, 2007

L'ITALIA NON PUO' ANCORA ADOTTARE IL CONTRASSEGNO EUROPEO

L'Italia purtroppo non può ancora adottare il Contrassegno Europeo per disabili perchè non è stato approvato il testo di modifica dell'articolo 74 comma 1 della legge sulla Privacy.
Nei giorni scorsi ho scritto all' Ing. Francesco Mazziotta dirigente generale per la motorizzazione per sapere se c'erano ulteriori aggiornamenti sulla questione ma purtroppo la situazione è rimasta invariata. Nonostante le numerose difficoltà che ho incontrato nel sostenere questa battaglia non mi arrenderò fino a quando la situazione non sarà risolta. Chiedo a tutti voi di informarmi se subite delle contravvenzioni a causa del tagliando attualmente in vigore. La lettera mi è stata inviata il 19 Ottobre 2007

Ringrazio l'Ing. Mazziotta e la sig.ra Lucia Arcà per la collaborazione e la sensibilità dimostratami.

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I MEZZI DI TRASPORTO DELLLE ASSOCIAZIONI DEI DIVERSAMENTE ABILI NON POSSONO SOSTARE SUGLI SPAZI RISERVATI

IL COMUNE DI PESARO FA MARCIA INDIETRO ED ELIMINA IL SUO CONTRASSEGNO PER DISABILI

19 luglio, 2007

I MEZZI DI TRASPORTO DELLLE ASSOCIAZIONI DEI DIVERSAMENTE ABILI NON POSSONO SOSTARE SUGLI SPAZI RISERVATI

La storia che vi sto per raccontare ha dell'incredibile e come protagonista ha nuovamente il simbolo della disabilità (l'omino stilizzato in sedia a rotelle). Nei giorni scorsi ho ricevuto una segnalazione da parte di un educatrice di un associazione della regione Toscana che si occupa di persone disabili che mi ha informato che negli anni scorsi ha ricevuto una contravvenzione e relativa diminuzione dei punti della patente perchè sostava sul parcheggio per disabili con il pulmino dell' associazione per motivi di servizio. La contravvenzione è stata possibile perchè i pulmini per disabili non possono avere il permesso che di norma viene rilasciato ad un cittadino diversamente abile se ne fa richiesta. Ii simbolo che abitualmente viene posto sul mezzo(adesivo sul lunotto posteriore) ha solo valore indicativo di conseguenza ogni disabile presente sul mezzo deve avere con sè il proprio contrassegno (arancione). La cosa che mi fa più incavolare è la seguente: Se a compiere "l'infrazione" come nel caso esposto sopra é un semplice cittadino le leggi vengono applicate in piena regola se diversamente le scorrettezze le compiono i nostri DIPENDENTI = POLITICI non succede nulla. Desidero ricordare a tal proposito la vicenda del Senatore Gustavo Selva che lo scorso mese ha utililizzato l'ambulanza per raggiungere gli studi televisivi LA7 Tale gesto lo ritego di una gravità tale che l'unica cosa obbligatoria siano le dimmisioni senza possibilità di revoca visto che politico deve rappresentare i cittadini e non simulare bisogni che non ha. Invito gli organi competenti a risolvere i disagi che cittadini incotrano quotidianamente ed a non permettere più che si verifichino certe situazioni ...

06 luglio, 2007

IL COMUNE DI PESARO FA MARCIA INDIETRO ED ELIMINA IL SUO CONTRASSEGNO PER DISABILI

Vi informo che oggi ho parlato al telefono con il Comandante dei Vigili Urbani di Pesaro, il Dott. Giulio Oliva che ha deciso di reintrodurre nel suo comune il contrassegno maggiormente diffuso sul territorio nazionale cioè quello provvisto del simbolo della sedia a rotelle. Infatti il permesso precedentemente emanato dal comune di Pesaro non veniva riconosciuto al di fuori del suo territorio facendo incorrere in eventuali sanzioni pecuniarie i suoi possessori. Inoltre alcune associazioni avevano sollevato tale problematica invitando il comune di Pesaro a fare marcia indietro. Tale episodio sta a dimostrare che è necessaria una modifica della legge sulla Privacy affinchè sia possibile esporre il simbolo della carrozzina senza infrangere tale legge. Raggiunto questo obbiettivo, si potrà finalmente introdurre nel nostro Paese il contrassegno Europeo che permetterà alle persone diversamente abili di circolare liberamente in tutta Europa. Per cercare di attuare tale progetto, sono in stretto contatto con il Dirigente Generale del Consiglio dei Ministri, Dott. Francesco Lombrassa il quale ha sollecitato il comune di Pesaro a far entrare in vigore il 'vecchio' contrassegno. A tal proposito desidero ringraziare le Autorità competenti del Comune di Pesaro e il Dott. Francesco Lombrassa. Voglio infine ricordare l'importanza dei contributi di ogni singolo individuo affinchè si riesca a superare le difficoltà presenti nel nostro Paese e a sollecitare l'intervento delle Istituzioni competenti. Desidero rinnovare l'invito ad inoltrarmi la documentazione relativa ai disagi che incontrate nella vostra città.

26 giugno, 2007

LETTERA AL GARANTE PER LA PRIVACY

Gentilissimo Presidente Prof. Francesco Pizzetti

Sono il Dott.Luca Faccio residente a Bassano del Grappa (VI)

Da qualche tempo attraverso il mio blog www.lucafaccio.it mi sto occupando di vedere in che modo si può far entrare in vigore nel nostro paese il contrassegno europeo per disabili che permetterebbe alle persone disabili di poter muoversi liberamente su tutto il territorio europeo senza che come accade attualmente con l’uso del contrassegno arancione per disabili rischia la contravvenzione se va a visitare un paese europeo perché l’attuale tagliando (arancione) ha solo valore nazionale. Dalle ricerche da me compiute e dalla risposta pervenutami dal Ministro dei trasporti (era in carica l’Ing. Lunardi ) per poter rendere effettivo il contrassegno europeo in Italia bisogna apportare una modifica alla legge sulla Privacy articolo 74 del DLGS 196/2003 comma 1 che impedisce l’esposizione di qualsiasi simbolo. Il comune di Pesaro da Gennaio 2007 ha tolto il simbolo della sedia a rotelle dal contrassegno nazionale rispettando la legge sulla Privacy ma così facendo tale permesso viene riconosciuto solo all’interno del suddetto comune perché privo di qualsiasi elemento identificativo portando così il possessore del medesimo ad una possibile contravvenzione anche se essa nasce da un incongruenza legislativa che non dipende dal cittadino.

A chi si deve rivolgere il cittadino per chiedere il rimborso per questa contravvenzione?

Le chiedo cortesemente di intervenire affiche tale situazione venga risolta

In attesa di una sua risposta la ringrazio anticipatamente

Cordiali saluti

Dott. Luca Faccio