26 luglio, 2010

Non potete lasciarmi morire…

 

 

Carissimi lettori, riporto il post della mia amica Alessandra Incoronato che dal 25 Maggio 2009 sta facendo il semi – sciopero della fame , perché venga aumentata la pensione di invalidità civile e perché venga garantita l’assistenza gratuita alle persone disabili che ne hanno bisogno.
Tutto questo danneggia ulteriormente la sua salute, visto che è già colpita da una malattia invalidante e degenerativa l’amiotrofia spinale di tipo due.
Grazie, Luca Faccio


Appello ai politici che sono coinvolti in queste vicende e a tutti quelli che mi seguono da sempre e che con affetto abbraccio
Prima di comunicare ciò che ho deciso dopo tanto pensare Prego a tutti di capire e ai politici di ascoltare, questa è la mia sofferta decisione.
Non Vi chiederò più per noi disabili, ne pensioni per vivere, ne assistenza per non morire nell’abbandono e ora, di fermare l’ennesima azione incivile, (la manovra su di noi) perché ho detto e fatto quasi tutto. Comunico però che il mio semi sciopero della fame ricomincerà il 3 Luglio 2010 e proseguirà affinché mi si darà la possibilità di fare una conferenza stampa a MonteCitorio, in cui potrò dire ciò che sento e che provo, poi la decisione sarà Vostra.
Se mi farete parlare il quasi tutto sarà per me tutto, il mio compito sarà terminato. Credo che la mia richiesta, per placare il mio immenso dolore per quello che si fa hai disabili, sia ragionevole. Ora non ci vogliono soldi e non potete dirmi che non ci sono orecchie per ascoltare chi con amore lotta e che con sincerità vuole solo parlarvi senza chiedervi altro. Vi prego, non potete lasciarmi morire per questo, voglio solo 20 minuti della vostra vita per ascoltarmi e così salvare la mia VITA. Perché da allora il mio semi sciopero della fame avrà fine.
Cordiali Saluti
Alessandra Incoronato

di Luca Faccio

2 luglio 2010

articolo tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lfaccio/

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15 luglio, 2010

Vorrei vincere davvero

 

 

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di Franco Bomprezzi

Siamo tutti contenti. Abbiamo esultato, ci siamo abbracciati, ci siamo scambiati il “cinque”, siamo tornati a casa convinti di aver compiuto un’impresa memorabile. E in fondo era vero. In piazza Montecitorio, il 7 luglio, non s’era mai vista una folla di carrozzine, stampelle, bastoni bianchi, gente che si parlava a segni, famiglie intere con ragazzi dal sorriso dolce: insomma il popolo delle persone con disabilità, a prendere il sole in compagnia, come in un raduno dal sapore di vacanza, ci mancavano i cestini di vimini con bibite e panini. In compenso c’erano le voci preoccupate, le frasi cariche di paura e di rabbia, il tam tam dell’indignazione incredula. Grande vittoria quella di mettere insieme singoli e associazioni, sigle famose e storiche accanto a piccole comunità nate dal bisogno e dai diritti negati. Suggestivo ed emozionante vedere fianco a fianco i presidenti delle grandi federazioni di disabili.

Ma poi siamo tornati a casa, e le furbate del Palazzo hanno ricominciato a filtrare attraverso notizie strappate a fatica dai lavori estenuati della Commissione Bilancio del Senato, crocevia delle pressioni di un Paese che cerca sempre la scorciatoia per non pagare il dazio dei sacrifici giusti, comprensibili. Ci hanno provato di nuovo nel settore più fragile e strategico, quello della scuola. Salvo fare l’ennesima ridicola figuraccia, addirittura la smentita dell’emendamento: “Non vogliamo che si creda che noi credessimo che volevamo toccare l’integrazione scolastica”… Parole appena meno sconnesse di quelle che ho usato io adesso, ma la sostanza è proprio questa. Una risata, solo una risata potrebbe seppellire questa pochezza umana e politica. Ma non c’è neppure il fiato per ridere, fa troppo caldo, e soprattutto non ne vale la pena.

E poi ora dobbiamo stare lì, in apprensione, perché il voto di fiducia “prendere o lasciare” della manovra economica riguarda un testo che è stato maneggiato e pasticciato fino all’ultimo secondo, tanto che in realtà stanno votando a scatola chiusa, senza neppure conoscere il testo del maxiemendamento, che dunque potrebbe contenere altri “refusi” o altre porcherie, che scopriremo nei prossimi giorni. Magari non sarà così, magari.

Ma intanto abbiamo vinto nulla. Abbiamo vinto un pareggio. Un gioco dell’oca interminabile nel quale si passa sempre dal via perdendo ogni volta i punti che si erano accumulati. Sappiamo che dovremo vigilare ogni giorno, scegliendo con cura gli amici e guardandoci dai nemici. Dovremo chiamare a raccolta le persone più deboli per difendere i veri Lea, che sono i “livelli essenziali” delle conquiste fatte negli ultimi vent’anni di battaglie sociali e politiche. Indietro non si torna, andiamo avanti, ha detto giustamente Pietro Barbieri, presidente della Fish.

Lo penso anche io, ma vorrei vincere qualche battaglia positiva, non giocare solo in difesa. Vorrei vedere tanti giovani disabili avviati al lavoro con gioia, con convinzione, in aziende sane che non barano sulla legge ‘68 dopo essersi riempite la bocca di responsabilità sociale d’impresa. Vorrei viaggiare e muovermi in città a misura di tutti, senza dover elemosinare una piattaforma che funziona, o un taxi che non c’è. Vorrei poter consigliare servizi alla persona efficienti, buone prassi da imitare, comuni virtuosi, regioni sensibili e attente a non discriminare. Vorrei sentirmi un cittadino senza aggettivi.

Vorrei vincere davvero.

Articolo tratto da http://blog.vita.it

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11 luglio, 2010

I tagli uccidono il federalismo regionale addio a 5 miliardi di autonomia impositiva

image I governatori Errani, Formigoni e Polverini

I trasferimenti da fiscalizzare non ci sono più: sono stati già sforbiciati dal decreto. Emendamento-beffa del governo: nella costruzione federalista non si calcola la manovra

 

ROMA - L'espressione più densa di sarcasmo e un po' macabra, l'ha usata il governatore della Puglia, Nichi Vendola, venerdì scorso, il giorno della rottura tra le Regioni e Tremonti. "Faranno il federalismo col morto", ha detto. Non è andato tanto lontano dalla realtà perché nella battaglia delle cifre che segna ormai da mesi il federalismo fiscale ci sono pochi punti fermi e - è bene dirlo subito - la manovra d'estate e il mancato accordo, rischiano di ammazzare anche quelli.
Il primo punto fermo è un numero che compare nell'"Allegato 2" elaborato dalla Copaff, cioè la Commissione tecnica paritetica per il federalismo fiscale, che il 30 giugno ha corredato di cifre la relazione presentata dal ministro dell'Economia Tremonti. La tabella ci dice che i trasferimenti alle Regioni che devono essere soppressi, per lasciare il posto alla fiscalizzazione, cioè alla trasformazione in gettito tributario (ovvero regolari e affidabili compartecipazioni alle tasse che lasceranno le mani libere alle Regioni sul piano finanziario), valgono 7,4 miliardi.
Significa che tolti sanità, assistenza, istruzione e trasporti, che la Costituzione considera funzioni fondamentali e che non saranno finanziate con la fiscalità regionale, restano una serie di funzioni (turismo, imprese, famiglia, sostegno agli affitti, politiche giovanili, montagna e protezione civile) la cui gestione finanziaria (spese e tasse) passerà alle Regioni.
Come si è arrivatia questa cifra? Dai trasferimenti che lo Stato dà alle Regioni (pari a 96,5 miliardi) sono state tolte sanità, assistenza e istruzione. Ma l'operazione non è stata semplice perché è stato necessario verificare un requisito in più sulla cifra emersa: le somme "fiscalizzabili" devono essere strutturali e permanenti. Altrimenti come trasformare in "tasse" delle spese una tantum?
Così si è scoperto che i già esigui 7,4 miliardi, che dovrebbero essere l'embrione del federalismo, non sono tutti disponibili e nemmeno strutturali. Intanto ci sono 1,8 miliardi di fondi relativi a competenze regionali ma che sono nelle mani di vari ministeri e di Palazzo Chigi che non vogliono cederli. Altri fondi - 756 milioni - sono poi la ragione stessa della vita di altri ministeri (politiche giovanili, famiglia, protezione civile e montagna): difficili da cedere. Infine, la polpa e la sorpresa: 4,8 miliardi, strutturali e finanziati, relativi alle deleghe appartenenti alle Regioni e trasformabili da trasferimenti in gettito fiscale "puro e responsabile".
Ma ecco il colpo di scena finale. La cifra di 4,8 miliardi è quasi uguale a quella tagliata dalla manovra, ovvero 4,5 miliardi. Il federalismo viene ucciso nella culla. Perché il taglio è strutturale e dunque non si potrà fiscalizzare nulla. Così il decreto attuativo del federalismo, atteso per maggio 2011, rischia di non avere alcuna base. Se ne è accorto anche il governo che, paradossalmente, ha aggiunto un comma all'articolo 14 della manovra che recita: "In sede di attuazione dell'art. 8 della legge 42, in materia di federalismo fiscale, non si tiene conto del primo e del secondo periodo del presente comma". Altrimenti il federalismo sarebbe veramente una costruzione metafisica.

di ROBERTO PETRINI

(11 luglio 2010)

Articolo tratto da www.repubblica.it

ARTTICOLO CORRELATO

"Agenzie interinali: 1 su 3 chiude"

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Agenzie interinali: 1 su 3 chiude

 

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SPORTELLI LAVORO. Nate per dare alle aziende manodopera, dal 2008 hanno cominciato a risentire della recessione
In alcune vie, soprattutto, in viale Milano sono state sostituite da finanziarie. Colpo (Cgil): «Adesso c'è qualche segnale di ripresa»

 

Là dove c'erano le agenzie interinali ora... ci sono sportelli di finanziarie. Non è il refrain della canzone di Adriano Celentano, ma il concetto rende.
Molte hanno chiuso i battenti, in media 1 su 3. Altre hanno ridimensionato le filiali, altre ancora si stanno specializzando più sulla formazione che sulla ricerca di un posto di lavoro quanto mai complesso e difficile in un periodo di crisi, dove le ore di cassa integrazione si stanno esaurendo.
E, fatto ancora più emblematico, al posto delle agenzie interinali che a Vicenza - soprattutto nel triangolo di vie comprese tra corso S.Felice e Fortunato, viale Milano e strade limitrofe - si contavano a decine, ora ci sono finanziarie che concedono prestiti e mutui.
È un segno dei tempi: la gente non trova lavoro , ma i soldi servono, per cui ci si indebita anche solo per pagare l'affitto di casa e molte associazioni di consumatori in questi anni ci hanno detto con quali tassi per la restituzione.
La scure sulle agenzie interinali è caduta a metà del 2008, semestre in cui la recessione, il calo degli ordini, della produzione e la conseguente estromissione dal mercato di lavoro di migliaia e migliaia di dipendenti hano cominciato a farsi sentire in maniera pesante.
Secondo la Cgil solo a Vicenza si è registrato un calo di attività del 37 per cento. Molti sportelli sono stati chiusi, ridimensionati, oppure hanno cercato strade alternative tenendo la barra a dritta di fronte ad una crisi ormai globale. Del resto che cosa si vuole somministrare se manca la materia prima?
Per capire l'utilità delle agenzie interinali bisogna tornare un po' indietro «fino all'approvazione della legge del ministro Tiziano Treu che le aveva introdotte - ci spiegano da Veneto Lavoro - e poi alla legge 30 che le aveva inglobate come punto di raccolta tra domanda e offerta».
In sostanza, diventavano un punto di riferimento per chi cercava un'occupazione e per chi la offriva. Anche per tempi brevi. Questo permetteva alle imprese un ricambio notevole della forza lavoro e ai dipendenti dava quella flessibilità di cui proprio in quegli anni si è cominciato a parlare. Addio al posto fisso e occupazioni a scacchiera. Di semestre in semestre. Da un'azienda all'altra, fintantoché qualcuno riusciva ad avere un contratto a tempo indeterminato. Senza dimenticare che nel Vicentino c'erano migliaia di immigrati: anche loro bussavano agli sportelli "interinali" per poter pensare ad un futuro nel nostro Paese.
Insomma, se all'inizio del Duemila funzionavano, poi con la crisi si sono dovute ridimensionare. E fortemente. In tutto il Vicentino erano una sessantina, ora come si diceva all'inizio almeno 1 su 3 ha chiuso i battenti.
E adesso come vanno avanti? «Sul mercato si trova pochissimo - spiega Lia Colpo della Cgil - magari qualche operaio super specializzato in settori che hanno bisogno di formazione o conoscenza. Le prime ad essere danneggiate sono state le donne, poi segue la generazione dei quarantacinquenni che, estromessi da fabbriche o da piccole aziende, non riescono ancora a rientrare in un mercato che chiede professionalità alternative». E allora ? «Diciamo che molte agenzie hanno chiuso filiali, hanno ridimensionato l'organizzazione interna fornendo altri servizi - prosegue la sindacalista - C'è stato un grosso lavoro programmato anche con i sindacati e, con agenzie di un certo spessore come Adecco, sono stati proposti o organizzati corsi e formazione permanente».
Segnali di ripresa?
«Leggeri - sottolinea Colpo - Si misurano sul 2% di inserimenti in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma la strada davanti è ancora lunga e, soprattutto, tortuosa. Anche perché se rientrano i cosiddetti lavoratori a progetto vengono utilizzati per un periodo limitato e poi vengono abbandonati senza alcun paracadute. In sostanza senza ammortizzatori sociali . E questo crea non pochi problemi ».

Chiara Roverotto

08/07/2010

Articolo tratto da www.ilgiornaledivicenza.it

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09 luglio, 2010

Invalidità: botta e risposta Tremonti-Errani

I Presidenti delle Regioni hanno chiesto la  restituzione delle deleghe? Intanto lo hanno fatto, poi vediamo. Se  intanto le regioni ci ridanno la delega per i controlli sulle pensioni d'invalidità, siamo assolutamente d'accordo...''. Il ministro  dell'Economia, Giulio Tremonti, risponde cosi' in conferenza stampa a  palazzo Chigi ai cronisti che gli chiedono di commentare il mancato  accordo governo-regioni sulla manovra economica.

Immediata la replica del Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.“Pensavo che il Ministro dell’Economia dopo essere stato costretto a fare marcia indietro sull’innalzamento della soglia all’85% per la concessione dell’ invalidità, non sentisse più il bisogno di ulteriori esternazioni su questo tema che peraltro risultano sgradevoli perché avvengono il giorno dopo la manifestazione delle persone diversamente abili di tutta Italia”. “Per quanto riguarda poi il tema della restituzione delle deleghe – prosegue Errani - torno a ribadire che si tratta di una questione molto seria, un atto obbligato conseguente ai tagli su servizi fondamentali effettuati da questa Manovra. Non è una questione che si può risolvere con delle battute, mi dispiace doverlo sottolineare. Tuttavia – conclude Errani - se il Governo è davvero in grado di garantire maggiore efficienza e qualità nella erogazione dei servizi può farlo, accettando l’accordo con le Regioni per la riappropriazione delle competenze trasferite a suo tempo con le leggi Bassanini, competenze che con il taglio lineare che ci viene proposto oggi le Regioni non possono più esercitare”.

(red/09.07.10)

Comunicato tratto da http://www.regioni.it/mhonarc/readsqltop1.aspx

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L’unione fa la forza

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06 luglio, 2010

Disabili in piazza contro il governo

Sembra che alla voce invalidità tutto sia tornato come prima nella manovra anti-crisi. A quanto pare la Commissione Bilancio di Palazzo Madama ha cassato la disposizione che prevedeva l’innalzamento della percentuale d’invalidità, dal 74 all’85 %, per ottenere l’assegno riservato agli invalidi parziali. Lo rende noto Antonio Azzolini del Pdl, relatore della manovra economica.
Sarà anche perché in questi giorni il senatore azzurro ha detto tutto e il contrario di tutto, ma le associazioni di disabili continuano a non fidarsi e confermano le proteste di piazza in programma per domani a Roma, Milano e Torino.
“Aspettiamo di leggere il testo che uscirà dalla Commissione Bilancio del Senato. Allora sapremo se quella di domani sarà la celebrazione di una vittoria o la continuazione della protesta”.
Così Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish), che insieme alla Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili (Fand), ha indetto la manifestazione che si terrà domattina alle 10.30 in piazza Montecitorio a Roma.
Sul sito della Fish infatti si legge che “Ancora non è chiaro se siano decadute anche le altre parti dell’emendamento”. In particolare il passaggio relativo alla revisione restrittiva dei criteri per la concessione dell’indennità di accompagnamento: “Si tratta di 480 euro mensili – spiega Barbieri –   che  la riforma garantirà soltanto a chi è in stato di perenne immobilità”.
In attesa di maggiori informazioni le associazioni dei disabili continuano per la loro strada e, come assicura il leader della Fish, continuano a raccogliere la solidarietà di molti soggetti: “Dai sindacati, al mondo cattolico, ai grandi quotidiani che hanno capito come la retorica di Tremonti sui falsi invalidi sia ipocrita e bugiarda”.
Oltre all’appuntamento di Roma, la manifestazione si svolgerà in contemporanea a Milano, in Piazza Mercanti angolo piazza Duomo, e a Torino in piazza Castello, a cura dei rispettivi Coordinamenti interassociativi per i diritti delle persone con disabilità.

di redazione

6 luglio 2010

Articolo tratto da www.ilfattoquotidiano.it

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01 luglio, 2010

Quell'emendamento è discriminatorio e anticostituzionale

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Il presidente della FISH Pietro Barbieri

Infatti, l'emendamento presentato dal Governo in Commissione Bilancio del Senato da una parte crea una disparità di dubbia costituzionalità tra le persone con invalidità civile parziale, dall'altra restringe l'accesso all'indennità di accompagnamento in pratica solo a chi è in stato vegetativo o immobilizzato. Secondo Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), che insieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili) ha indetto una grande manifestazione unitaria a Roma per il 7 luglio, «si tratta della peggiore aggressione nella storia repubblicana alle politiche sociali di inclusione delle persone con disabilità»

 

l ministro dell’Economia Giulio Tremonti accusa le Regioni, addossando loro la responsabilità di avere fatto «esplodere la spesa per le pensioni di invalidità civile» e lo motiva - strumentalmente - con la cervellotica e indimostrata correlazione con la riforma del Titolo V della Costituzione. In altre parole, le Regioni, in modo scriteriato, avrebbero approfittato della redistribuzione delle competenze, per far spendere allo Stato «una valanga di miliardi a favore dei "falsi invalidi"».
Silenzio da parte delle Regioni le quali per ora non osano replicare che dal 2001 le loro competenze in materia di invalidità - con buona pace del federalismo - si sono in realtà ristrette (a favore dell'INPS), fino a diventare meramente ancillari di un procedimento imposto da Roma, anzi, proprio dal Ministero dell’Economia.
La prosa e gli eccessi del Ministro sono, ancora una volta, funzionali a distrarre l'attenzione da altro. Nelle stesse ore di tali dichiarazioni, infatti, la Commissione Bilancio del Senato  sta approvando l'emendamento di Tremonti che, contro ogni ragionevolezza, colpisce durissimamente le persone con disabilità (se ne legga in questo stesso sito cliccando qui).
Tale emendamento del Governo, ancora sottovalutato da moltissimi analisti, crea una disparità di dubbia costituzionalità e di incerto buonsenso fra gli invalidi civili parziali: chi ha la "fortuna" di essere affetto da una patologia singola per la quale è prevista un'invalidità del 75% avrà infatti l’assegno anche se non raggiunge l’85% di invalidità. Chi è colpito invece da due patologie o menomazioni, la cui somma dia l’80%, non ha diritto a nulla.
Ma ancora più grave appare la modificazione dei criteri per l'indennità di accompagnamento. La nuova definizione medico-legale, particolarmente restrittiva, consentirà l’accesso a quella provvidenza praticamente solo alle persone in stato vegetativo o poco più. L’indennità, infatti, verrà concessa solo a chi non è in grado di svolgere «il complesso degli atti elementari» della quotidianità: mangiare, bere, vestirsi, andare al bagno. Oppure a chi è immobilizzato.
Questo criterio crea una disperata schiera di nuovi esclusi: persone con sindrome di Down; persone che deambulano a fatica e tra mille difficoltà (amputati, poliomielitici); persone che riescono a guidare con adattamenti; probabilmente persone che lavorano; persone che riescono a vestirsi o a mangiare, ma che magari non sanno dove sono, chi sono, dove vanno.
A compensare queste «accettabili autonomie», dice la relazione all’emendamento, ci sono gli ausili e gli interventi dei «servizi integrati, previsti pressoché ovunque da norme attuative specifiche»...
«Si tratta della peggiore aggressione nella storia repubblicana alle politiche sociali di inclusione delle persone con disabilità - rimarca Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - per la quale possiamo dire di essere fuori da ogni garanzia costituzionale». «Non staremo a guardare - aggiunge Giovanni Pagano, presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili) - e  il 7 luglio saremo in piazza per far sentire ancora una volta la nostra voce».
Ed è infatti confermata per il 7 luglio (in Piazza Montecitorio a Roma dalle ore 10) la manifestazione unitaria indetta da FAND e FISH, vale a dire le due Federazioni che raggruppano le maggiori e più significative associazioni italiane di persone con disabilità e dei loro familiari. (Ufficio Stampa FISH)

Suggeriamo anche la lettura - sempre nel nostro sito - di: Grave attacco alla disabilità in Commissione Bilancio: manifestazione il 7 luglio a Roma (cliccare qui); Ora la misura è proprio colma (Franco Bomprezzi) (cliccare qui); Un appello contro quell'emendamento (cliccare qui).
Ufficio Stampa FISH, tel. 06 78851262, ufficiostampa@fishonlus.it.

Articolo tratto da www.superando.it

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DIRETTA DELLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO 1/07/2010

 

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30 giugno, 2010

Il Governo della Vergogna

 

image Franco Bomprezzi

Hanno fatto finta di capire, di essere disponibili a cambiare. Gianni Letta in persona aveva dichiarato che sarebbe stato il portavoce dei diritti delle persone disabili. Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Azzolini, aveva promesso che un emendamento avrebbe fatto piazza pulita dell’innalzamento dal 74 all’85 per cento del limite minimo per accedere all’assegno di invalidità. E invece hanno iniziato quel sistematico e preordinato disegno di macelleria sociale che viene da lontano, che viene dalle parole del ministro Tremonti, delle quali ho ampiamente scritto in questo blog. Nel sito Handylex.org i dettagli e il testo dell’emendamento presentato dal Governo. Ve ne consiglio la lettura con molta calma e attenzione. In sintesi estrema sono due gli aspetti vergognosi: il limite viene comunque alzato all’85 per cento. Unica eccezione per le disabilità con invalidità al 75 per cento, certificata per una patologia unica, come, ad esempio, le persone con sindrome di Down. Tutti gli altri, se hanno una certificazione inferiore all’85 per cento, ma frutto della somma di più patologie invalidanti, il che avviene ad esempio quasi sempre per le persone anziane, o con patologie di origine psichiatrica, perdono il diritto all’assegno di invalidità di 256 euro. Lo perdono e basta. Gli verranno negati quei quattro soldi, per fare cassa. Ma non basta: ora si mette mano anche all’indennità di accompagnamento, quella di 480 euro mensili, che viene assegnata a tutte le persone disabili al cento per cento, anche quando non percepiscono pensione. Potranno mantenerla solo“i cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità permanente di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, o, non essendo in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita, abbisognano di una assistenza continuativa”. Sapete che cosa significa questa norma vergognosa? Che si comincia a creare divisione tra paraplegici e tetraplegici, fra anziani che a fatica cercano di conservare un minimo di autonomia negli spostamenti e anziani che sono permanentemente a letto. Significa che si daranno questi 480 euro al mese solo a persone in stato di assoluta gravità. Gli altri, ossia tutti quei disabili che si muovono in carrozzina, che mantengono almeno in parte una certa autonomia personale, ma che ovviamente non sono totalmente autosufficienti, tanto che hanno comunque diritto alla certificazione di invalidità al cento per cento, si vedranno sottratta questa indennità, l’unica vera misura di sostegno alla vita indipendente e all’autonomia nel nostro Paese. Nemmeno la Thatcher è mai arrivata a tanto. In Gran Bretagna il welfare per i disabili è sempre stato salvaguardato, anche nei momenti più bui. In Germania, in Francia, in Spagna, in Svezia, non si sognerebbero neppure di intaccare diritti consolidati, che negli ultimi trent’anni hanno garantito, sia pure in modo insoddisfacente, un crescente livello di autonomia delle persone disabili. Questo governo ci sta riuscendo. Metterà la fiducia alla sua manovra, impedirà gli emendamenti migliorativi, raggiungerà questo primato davvero invidiabile, di essere riuscito là dove nessuno aveva osato. Vergogna. Mi sento molto a disagio come cittadino, come persona disabile, come persona impegnata da tempo a fianco delle associazioni che in modo civile, pacato e serio hanno contribuito alla costruzione di leggi magari carenti dal punto di vista economico, ma comunque di volta in volta migliorative. Le associazioni hanno deciso di portare in piazza i disabili italiani il 7 luglio. Lo hanno deciso insieme Fish e Fand, ossia i due grandi raggruppamenti associativi, spesso divisi nel passato. Anche questo è un primato del governo Tremonti-Brunetta-Bossi. Provo a ragionare, per capire la ratio di queste misure. E trovo il senso se rovescio il barile. E’ stato raschiato il fondo. Il Governo non può garantire i trasferimenti alle Regioni per coprire le spese dei servizi sociali. Dunque trasforma l’indennità di accompagnamento nell’unica vera misura per i non autosufficienti. Così le Regioni potranno limitarsi ai servizi di routine e ospedalieri. I Lea non saranno mai resi noti, i livelli essenziali tornano nel libro dei sogni. Ecco perché ancora adesso i malati di Sla attendono le misure promesse da Fazio (che ora si è rifugiato nella scusa che i provvedimenti per i malati di sclerosi laterale amiotrofica sono fermi al ministero delle Finanze). Ecco perché si salvano, si fa per dire, solo le persone Down. Prima di tutto perché questa condizione familiare è vissuta direttamente da alcuni parlamentari della maggioranza, che dunque si sono sentiti toccati in prima persona. E poi perché erano visibilmente il segno della vergogna, avrebbero fatto indignare troppo l’opinione pubblica. Distinguere invece tra un vecchio traballante con un deambulatore, un tetraplegico che faticosamente è riuscito perfino a salire in macchina e a guidare, separandoli da chi vive in un letto e ha bisogno di badante e assistenza domiciliare continuativa, è operazione che si può fare, che può perfino essere capita dai bempensanti, che può essere presentata, da sepolcri imbiancati, come solidarietà ai più deboli. Per me, oggi, la misura è colma. Mi sembra di vivere un brutto sogno. Ma forse il risveglio è ancora peggiore.

di Franco Bomprezzi

30/06/2010

Articolo tratto da http://blog.vita.it

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