Un Doblò per Totò

12 ottobre, 2007

TRENI VIETATI AI DISABILI

Di Paolo Simone

Sono Paolo Simone, 34 anni, originario della Val Gardena, dal 1992 vivo a Trento, sono laureato in economia e mi occupo di informatica. Sono affetto da atrofia muscolare spinale, una patologia congenita che progressivamente indebolisce tutti i muscoli. Grazie alla mia determinazione, all’aiuto della Cooperativa SAD di assistenza, alla mia carrozzina elettronica, ai servizi sociali del Comune e della Provincia, riesco a condurre una vita “quasi normale”.

Non mi sento disabile, anzi, faccio molte più cose della media delle persone, sono stato imprenditore e nel tempo libero mi piace viaggiare e fare immersioni. Le reali difficoltà e differenze emergono però nei casi in cui le strutture pubbliche o le decisioni dei funzionari preposti sono inadeguate. In altre parole, il grado di disabilità di una persona, non viene tanto decisa da una patologia o da un incidente, ma dagli ingegneri, dagli architetti e dagli amministratori pubblici che non tengono conto dei principi di accessibilità per tutti.

Un esempio lampante di discriminazione e disservizi nei confronti delle persone con disabilità è dato dalle strutture e dalle risposte di trenitalia. L’accesso ai treni è consentito previa richiesta dell’assistenza, da effettuarsi il giorno prima... L’assistenza consiste nel “carico” del disabile, tra gli sguardi increduli degli altri clienti, con un traballante sollevatore a manovella.

Ma questo è il minimo. Negli ultimi due anni ho subito numerosi disservizi, cito solo i principali: bagni per disabili chiusi, ascensori non funzionanti per mesi, biglietterie inaccessibili, “carico” e abbandono nel posto errato del treno, invito ad usare una pericolosa rampa di discesa troppo stretta, divieto di uscire da solo dalla stazione…

L’ultimo incredibile episodio mi è capitato il 5 settembre 2007 su un treno regionale: appena “caricato” nella carrozza semipilota insieme alle bici ho notato che sul lato destro non erano agganciate potendo così venirmi addosso. Le bici di sinistra erano invece legate con lucchetto bloccando la porta e occupando completamente la zona per disabili. Nel momento che ho fatto presente al capo treno che le condizioni di sicurezza non erano garantite mi è sbattuta addosso la porta della cabina di guida... Alla mia affermazione che il servizio offerto non era dignitoso mi ha risposto con tono polemico ed arrogante: “le bici hanno pagato e hanno gli stessi diritti!” Ho scritto dell’accaduto a trenitalia chiedendo: “se i diritti sono gli stessi come mai i ciclisti viaggiano con altre persone ed io in bagagliaio con le bici?!?”

A seguito del mio reclamo e degli articoli sui giornali, trenitalia ha imposto ai “call center” (sale blu) di non accettare più nessuna richiesta di assistenza da parte dei clienti disabili per i treni regionali non espressamente abilitati. Un’e-mail da Verona specifica: “...sarà possibile accedere su treni non attrezzati solo con carrozzine pieghevoli ed il cliente si deve trasferire in maniera autonoma o con l’aiuto del proprio accompagnatore su di un posto ordinario.” Questa decisione comporta ad esempio che nella tratta Trento - Bolzano il numero di treni utilizzabili, per chi usa una carrozzina elettronica come la mia, passa da 27 a 6 al giorno!

Ringrazio trenitalia per la moderna lezione di civiltà e per avermi ricordato di essere disabile…

Per notizie più dettagliate:

www.paolosimone.com/treni.pdf

www.lucafaccio.it

e-mail: treni@paolosimone.com

tel: 393 0175617 (dopo le 14.00)

Non esitate a contattarmi

Paolo Simone

1 commento:

  1. Anonimo1:49 PM

    Scandaloso, io li denuncerei.

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